Spesso sentiamo parlare di Cloud Mining, vediamo di cosa si tratta

Il cloud mining consiste nell’acquisto da parte di un qualsiasi utente di una certa potenza di hashing presso la nostra azienda che gestisce e possiede più mining farm. Supponiamo, per esempio, di voler acquistare 10 TH/s di potenza di mining.

Vi noleggeremo virtualmente parte dell'hardware per il mining in grado di ottenere l’hashrate desiderato ad un certo prezzo di mercato. L'utente pagherà solo la quota mostrata nell'inserzione, senza ulteriori costi aggiunti.

Quindi, tutti i costi relativi ad aggiornamenti, manutenzioni ed elettricità saranno a carico dell'azienda e non del cliente.

Quali sono i vantaggi del Cloud Mining?


Nessuna conoscenza tecnica richiesta

Per il neofita che cerca su Google come minare bitcoin si tratta di un servizio molto semplice e veloce da usare. Esso infatti non richiede praticamente nessuna conoscenza reale del mining di criptovalute.
Non serve sapere cos’è un ASIC, non serve sapere cos’è una mining pool, una mining farm, un tool di mining o che protocolli utilizzare per connettersi alla pool di mining (Stratum o meno). Basterà semplicemente creare un account, pagare la relativa quota in base all’hashrate che si intende acquistare, con la consapevolezza che maggiore è l’hashrate, maggiori saranno gli introiti, ed attivare il servizio. I guadagni infatti verranno accreditati direttamente al proprio account.


Nessun acquisto di hardware

Un altro punto di forza del cloud mining è proprio il non dover acquistare nessun dispositivo hardware per minare. Ciò si traduce nel non dover studiare quali sono i migliori ASIC o schede video per il mining, risparmiando un sacco di tempo. Per l’utente smanettone, l’acquisto, l’installazione e tuning dell’hardware è forse proprio la parte più divertente del mining. Tuttavia, per chi non ha conoscenze del settore è tutto tempo e studio risparmiato.
Forse il vero aspetto positivo del cloud mining è che, non possedendo realmente un determinato ASIC o GPU, non ci si deve nemmeno preoccupare della svalutazione ed aggiornamento del parco macchine. Il vero e proprio mining con tutti i tecnicismi annessi risulta dunque essere una black box per l’utente finale. Ovviamente tutto ciò verrà pagato a caro prezzo.


Nessuna spesa di gestione, calore e rumore

Avete mai avuto modo di toccare con mano un Antminer S9 per minare bitcoin? Si tratta di una macchina che consuma 1500 Watt orari, produce molto calore e, di conseguenza, emette un rumore assordante dovuto al sistema di raffreddamento.
Si può dunque intuire facilmente che non sono dispositivi da tenere in casa. Serve uno spazio idoneo a questi device, caratterizzato da una buona ventilazione e lontano o isolato dagli ambienti abitativi. Lo stesso discorso vale anche per i mining-rig con più GPU, anche se in questo caso la rumorosità di solito è inferiore.
Avere uno o più ASIC per minare bitcoin richiede anche un’ingente quantità di corrente elettrica. Di solito i contratti domestici per la fornitura di energia partono da un minimo di 3 kWatt. Tuttavia, con uno o più ASIC da 1.5 kW cadauno, diventa insostenibile alimentare l’abitazione e le mining machine in contemporanea per i piccoli contratti.
Dunque, chi, ad esempio, vive in un appartamento, difficilmente potrà minare bitcoin in casa per tutti i vincoli appena esposti. Per questo motivo il cloud mining potrebbe rivelarsi l’unica possibilità.


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